ARCHEOCLUB D'ITALIA - SEDE DI GELA
Nell'ultimo mese l'Arch. R. Collovà, prese in seria considerazione le lamentele e le proposte dell'Archeoclub, ha modificato il progetto originario, eliminando la fontana lunga 36 metri in Piazza Umberto I e la basolatura dei marciapiedi che sarà realizzata con basole bianche. Pertanto, si propongono qui al lettore le ultime osservazioni
RELAZIONE SUL PROGETTO “UNA VIA TRE PIAZZE”
PRESENTATO AL COMITATO SPONTANEO
DEL CENTRO STORICO MURATO E RELATIVE OSSERVAZIONI
Nella tarda mattinata di giovedì 15 maggio, nell’ufficio della parrocchia di S. Francesco, si è riunito il comitato spontaneo (costituito dal parroco P. Iannì, dal presidente dell’Archeoclub d’Italia Prof. Mulè. dal presidente del quartiere del centro storico murato Dott. Filetti, dal consigliere comunale Arch. Robilatte e da diversi responsabili laici della parrocchia) per discutere sul nuovo progetto “Una via tre piazze” presentato dall’Arch. Roberto Collovà nella stessa riunione.
Il progettista, dopo avere relazionato sinteticamente sul progetto, è passato alla descrizione specifica dei vari interventi previsti sulle piazze e sul Corso. Il Comitato, pur rilevando con soddisfazione le modifiche effettuate al progetto originario, ha dimostrato una serie di perplessità che qui di seguito si elencano.
1) Sono state ribadite le lamentele che i residenti di piazza Santa Lucia e di tutto il quartiere Molino a Vento (ma anche larghi strati della cittadinanza) hanno manifestato in merito alla pavimentazione e al cosiddetto “abbeveratoio” dell’ex vico Santa Lucia e alle due scale, muro compreso, prospicienti Via Porta Vittoria. In particolare è stato fatto rilevare che questa zona è diventata meta di ragazzi il cui comportamento spesso lascia molto a desiderare, tant’è che molti anziani, che fruiscono della vicina chiesa di Sant.Agostino, per la paura di scippi e per evitare di essere molestati hanno variato il loro percorso per ritornare alle proprie case andando verso il Corso con un non indifferente allungamento del tragitto. Inoltre, nelle immediate vicinanze vi è la scuola media S. Fancesco dove ogni giorno vi sono molti ragazzini che frequentano i corsi pomeridiani e che sono costretti ad impattare con questa situazione: infatti, per tale motivo, è già in corso una forte protesta di alcune centinaia di madri di famiglia e della preside di quella scuola;
2) In merito ai lavori previsti nel progetto per Piazza Salandra vi sono diverse perplessità sulla realizzazione della carreggiata e sul posizionamento di alcuni alberi al centro;
3) Per quanto riguarda i lavori di riqualificazione di Piazza Umberto si è accolto con soddisfazione l’eliminazione dal progetto della enorme fontana che ne avrebbe inficiato l’uso per i diversi tipi di aggregazione che fino ad oggi vengono svolti. Sono comunque rimaste alcune perplessità superabili su alcuni punti come ad esempio lo spiazzo a sud della chiesa Madre;
4) Alla presentazione della trasformazione di Piazza S. Francesco è stato dedicato un maggiore spazio per un motivo molto importante e quindi da non sottovalutare; la realizzazione di una cavea con diversi gradoni, prevista dal progetto, comporterebbe trasformare tale zona in un bivacco continuo di giovani chiassosi che, in particolare di notte, tra una giocata al pallone e l’ascolto di musica ad alto volume, sarebbero di sicuro nocumento alla tranquillità dei residenti. Già questo bivacco, anche se in misura minore, avviene regolarmente ogni sera fino a tarda ora, tant’è che diverse volte si è chiesto da parte dei residenti l’intervento delle Forze dell’Ordine ma con scarsi risultati. Pertanto, la suddetta cavea amplificherebbe il problema in modo parossistico;
5) In merito alla pavimentazione dei marciapiedi dell’area del centro storico murato interessata dal progetto, si è espressa soddisfazione per l’utilizzo di una diversa basolatura (in origine doveva essere uguale a quella dell’ex Vico di Santa Lucia). Per la pavimentazione delle carreggiate invece si sono espresse diverse perplessità, non ultima quella di utilizzare pietre di diversa consistenza che a lungo andare dimostrerebbero un diversa usura con tutte le conseguenze del caso;
Queste, a primo acchito, le perplessità dimostrate nella presentazione informale del progetto da parte dell’Arch. R. Collovà.
Sulla base di una prima riflessione sulla destinazione e sulle trasformazioni previste dal suddetto progetto, con la presente, si avanzano una serie di punti di vista che se condivisi soddisferebbero a diverse richieste del Comitato e quindi della cittadinanza.
1) Far intervenire l’ufficio tecnico del Comune per approntare un progetto specifico di intervento nella zona dell’ex Vico Santa Lucia e di quella parte prospiciente Via Porta Vittoria con la:
a) realizzazione di un nuovo basolato di pietra del Ragusano disposto a scacchiera com’era in origine, senza nessuna superfetazione;
b) eliminare il muro e le due scale prospicienti Via Porta Vittoria con la ricostituzione di una ampia gradinata, compresa di scivolo per diversamente abili, che si estenda dal muro della scuola fino alla casa all’angolo del suddetto ex vicolo (vedi Tav. a);

Progetto Collovà dell'ex Vico Santa Lucia e di Piazza Salandra

Progetto Collovà dell'ex Vico Santa Lucia e di Piazza Salandra con proposte di modifica
2) lasciare la passeggiata con alberi sul marciapiede ad ovest di Piazza Salandra e rendere libera la rimanente superficie senza distinzione di carreggiata (vedi Tav. a);
3) in piazza Umberto I (vedi Tav. b), allungare i muretti con gradone a sedile, posti a ovest e a nord, verso i bordi opposti della piazza e da essi far partire il lastricato differenziato verso il sagrato della Chiesa madre. Inoltre, eliminare gli alberi disposti come da progetto al centro della stessa piazza in modo da fruire di tutta la sua superficie, (che comprende la carreggiata di via Giacomo Navarra Bresmes e parte dello spazio ad ovest della chiesa), per diverse aggregazioni che accoglierebbero abbondantemente migliaia di persone. Dietro il muretto con gradone ad ovest di cui sopra, poi sarebbe condivisibile impiantare un filare di alberi che dovrebbe essere l’unico presente nella piazza in modo da non ostacolare la visione degli antichi palazzi e della chiesa che circondano Piazza Umberto I. Inoltre, sarebbe indicato far impiantare in un punto non centrale della piazza il busto marmoreo di re Umberto I, traslato da lì nella prima metà degli anni Cinquanta e oggi relegato all’interno della Villa Comunale. Infine, relativamente al rialzamento della superficie a sud della chiesa madre si dovrebbe evitare che essa diventi luogo giornaliero per gimkane, gioco del pallone, parcheggio di auto e motorini a tutte le ore, come purtroppo già accade, con l’impiego di dissuasori a zig-zag;

Progetto Collovà di Piazza Umberto I

Progetto Collovà di Piazza Umberto I con proposta di modifica
4) Su Piazza S. Francesco (vedi Tav. c) si propone, soprattutto per evitare quanto sopra esposto, di dividerla in due diverse superfici; quella a sud prospiciente l’ingresso del Municipio renderla completamente libera, l’altra a confine con Via Cairoli trasformarla in una piccola zona verde. Per quanto riguarda il monumento bronzeo di Aldisio, infine, non sarebbe peregrina l’idea di impiantarlo sul marciapiede di Via Giacomo Navarra Bresmes alla stessa stregua di quello di Leonardo Sciascia a Regalbuto;

Progetto Collovà di Piazza S. Francesco

Progetto Collovà di Piazza S. Francesco con proposta di modifica
5) Richiesta all’Arch. R. Collovà di approntare un progetto per la riqualificazione di Piazza Roma alla luce di una nuova concezione cittadina della piazza.
Gela 22 maggio 2008
Nuccio Mulè
presidente della sede di Gela
dell’Archeoclub d’Italia
Allegato d
della “Carta di Restauro 1972”
Istruzioni per la tutela dei "Centri Storici".
Ai fini dell'individuazione dei Centri Storici, vanno presi in considerazione non solo i vecchi "centri" urbani tradizionalmente intesi, ma - più in generale - tutti gli insediamenti umani le cui strutture, unitarie o frammentarie, anche se parzialmente trasformate nel tempo, siano state costituite nel passato o, tra quelle successive, quelle eventuali aventi particolare valore di testimonianza storica o spiccate qualità urbanistiche o architettoniche. Il carattere storico va riferito all'interesse che detti insediamenti presentano quali testimonianze di civiltà del passato e quali documenti di cultura urbana, anche indipendentemente dall'intrinseco pregio artistico o formale o dal loro particolare aspetto ambientale, che ne possono arricchire o esaltare ulteriormente il valore, in quanto non solo l'architettura, ma anche la struttura urbanistica possiede, di per se stessa, significato e valore.
Gli interventi di restauro nei Centri Storici hanno il fine di garantire - con mezzi e strumenti ordinari e straordinari - il permanere nel tempo dei valori che caratterizzano questi complessi. Il restauro non va, pertanto, limitato ad operazioni intese a conservare solo i caratteri formali di singole architetture o di singoli ambienti, ma esteso alla sostanziale conservazione delle caratteristiche d'insieme dell'intero organismo urbanistico e di tutti gli elementi che concorrono a definire dette caratteristiche. Perché l'organismo urbanistico in parola possa essere adeguatamente salvaguardato, anche nella sua continuità nel tempo e nello svolgimento in esso di una vita civile e moderna, occorre anzitutto che i Centri Storici siano riorganizzati nel loro più ampio contesto urbano e territoriale e nei loro rapporti e connessioni con sviluppi futuri: ciò anche al fine di coordinare le azioni urbanistiche in modo da ottenere la salvaguardia e il recupero del centro storico a partire dall'esterno della città, attraverso una programmazione adeguata degli interventi territoriali.
Si potrà configurare così, attraverso tali interventi (da attuarsi mediante gli strumenti urbanistici), un nuovo organismo urbano, nel quale siano sottratte al centro storico le funzioni che non sono congeniali ad un suo recupero in termini di risanamento conservativo. Il coordinamento va considerato anche in rapporto all'esigenza di salvaguardia del più generale contesto ambientale territoriale, soprattutto quando questo abbia assunto valori di particolare significato strettamente connessi alle strutture storiche così come sono pervenute a noi (come, ad esempio, la corona collinare intorno a Firenze, la laguna veneta, le centuriazioni romane della Valpadana, la zona dei trulli pugliese ecc.).
Per quanto riguarda i singoli elementi attraverso i quali si attua la salvaguardia dell'organismo nel suo insieme, sono da prendere in considerazione tanto gli elementi edilizi, quanto gli altri elementi costituenti gli spazi esterni (strade, piazze ecc.) ed interni (cortili, giardini, spazi liberi ecc.), ed altre strutture significanti (mura, porte, rocce ecc.), nonché eventuali elementi naturali che accompagnano l'insieme caratterizzandolo più o meno accentuatamente (contorni naturali, corsi d'acqua, singolarità geomorfologiche ecc.).
Gli elementi edilizi che ne fanno parte vanno conservati non solo nei loro aspetti formali, che ne qualificano l'espressione architettonica o ambientale, ma altresì nei loro caratteri tipologici in quanto espressione di funzioni che hanno caratterizzato nel tempo l'uso degli elementi stessi.
Ogni intervento di restauro va preceduto, ai fini dell'accertamento di tutti i valori urbanistici, architettonici, ambientali, tipologici, costruttivi, ecc., da un'attenta operazione di lettura storico-critica: i risultati della quale non sono volti tanto a determinare una differenziazione operativa - poiché su tutto il complesso definito come centro storico si dovrà operare con criteri omogenei - quanto piuttosto alla individuazione dei diversi vari gradi di intervento, a livello urbanistico e a livello edilizio, qualificandone il necessario "risanamento conservativo".
A questo proposito occorre precisare che per risanamento conservativo devesi intendere, anzitutto, il mantenimento delle strutture viario-edilizie in generale (mantenimento del tracciato, conservazione della maglia viaria, del perimetro degli isolati ecc.); e inoltre il mantenimento dei caratteri generali dell'ambiente che comportino la conservazione integrale delle emergenze monumentali ed ambientali più significative e l'adattamento degli altri elementi o singoli organismi edilizi alle esigenze di vita moderna, considerando solo eccezionali le sostituzioni, anche parziali, degli elementi stessi e solo nella misura in cui ciò sia compatibile con la conservazione del carattere generale delle strutture del centro storico. I principali tipi di intervento a livello urbanistico sono:
a) Ristrutturazione urbanistica. È intesa a verificarne, ed eventualmente a correggerne laddove carenti, i rapporti con la struttura territoriale o urbana con cui esso forma unità. Di particolare importanza è la analisi del ruolo territoriale e funzionale che il centro storico svolge nel tempo ed al presente. Attenzione speciale in questo senso va posta all'analisi ed alla ristrutturazione (lei rapporti esistenti fra centro storico e sviluppi urbanistici ed edilizi contemporanei, soprattutto dal punto di vista funzionale, con particolare riguardo alla compatibilità di funzioni direzionali. L'intervento di ristrutturazione urbanistica dovrà attendere a liberare i Centri storici da quelle destinazioni funzionali, tecnologiche o, in generale, d'uso, che provocano un effetto caotico e degradante degli stessi.
b) Riassetto viario. Va riferito all'analisi ed alla revisione dei collegamenti viari e dei flussi di traffici che ne investono la struttura, col fine prevalente di ridurne gli aspetti patologici e ricondurre l'uso del centro storico a funzioni compatibili con le strutture di un tempo. Da considerare la possibilità di immissione delle attrezzature e di quei servizi pubblici strettamente connessi alle esigenze di vita del centro.
c) Revisione dell'arredo urbano. Esso concerne le vie, le piazze e tutti gli spazi liberi esistenti (cortili, spazi interni, giardini ecc.), ai fini di una omogenea connessione tra edifici e spazi esterni.
I principali tipi di intervento a livello edilizio sono:
1) Risanamento statico ed igienico degli edifici, tendente al mantenimento della loro struttura e ad un uso equilibrato della stessa; tale intervento va attuato secondo le tecniche, le modalità e le avvertenze di cui alle istruzioni per la condotta dei restauri architettonici. In questo tipo di intervento è di particolare importanza il rispetto delle qualità tipologiche, costruttive e funzionali dell'organismo, evitando quelle trasformazioni che ne alterino i caratteri.
2) Rinnovamento funzionale degli organismi interni, (la permettere soltanto là dove si presenti indispensabile ai fini del mantenimento in uso dell'edificio. In questo tipo di intervento è di importanza fondamentale il rispetto delle qualità tipologiche e costruttive degli edifici, proibendo tutti quegli interventi che ne alterino i caratteri, così come gli svuotamenti della struttura edilizia o l'introduzione di funzioni che deformano eccessivamente l'equilibrio tipologico-costruttivo dell'organismo.
Strumenti operativi (lei tipi di intervento sopra elencati sono essenzialmente:
- piani regolatori generali, ristrutturanti i rapporti tra centro storico e territoriale e tra centro storico e città nel suo insieme;
- piani particolareggiati relativi alla ristrutturazione del centro storico nei suoi elementi più significativi;
- piani esecutivi di comparto, estesi ad un isolato o ad un insieme di elementi organicamente raggruppabili.
Allegato
Bene nota sulle caratteristiche chimico-fisiche
della pietra comisana e di quella lavica
a) Pietra bianca comisana: proviene da una roccia sedimentaria delle cave ragusane con grossa percentuale di calcite (carbonato di calcio); nelle scale delle durezze di Rosiwal, Knoop e Mohs, costituite da dieci comuni minerali di riferimento a ciascuno dei quali è stato assegnato un valore di durezza ad andamento logaritmico, la calcite è al terzo posto con un valore rispettivamente di 4,5 (valori scala Rosiwal: min 0,03-max 140.000), 135 (valori scala Knoop: min 1-max 7.000) e 3 (valori scala Mohs: min 1-max 10);
b) Pietra lavica dell’Etna: basalto di origine effusiva contenente circa il 50% di anidride silicica (SiO2), composto che sta alla base del quarzo e quindi per questo minerale si riportano i dati delle scale di cui sopra: il quarzo è al settimo posto con un valore rispettivamente di 120 (valore scala Rosiwal), 820 (valore scala Knoop) e 8 (valore scala Mohs).
Ogni commento sui valori risulta superfluo.
C’è inoltre un’altra situazione che bisogna citare quando si utilizza materiale litico calcareo e cioè che la sua componente di carbonato di calcio è facilmente corrosa dall’azione di acidi deboli, ad esempio l’acido carbonico (lo stesso di quello presente nell’acqua gassata e nella pioggia); ma il maggiore danno corrosivo per questo materiale è dato dall’azione dell’acido solforico che anche in forma di acido debole si trova nelle piogge acide: si rammenta che i fumi del nostro petrolchimico immettono tra l’altro nell’aria anidride solforosa (proveniente dalla combustione del petrolio e maggiormente ancora dal pet coke) la quale ossidandosi ad anidride solforica si scioglie facilmente nell’acqua di precipitazione; tale acqua acidula, oltre al danno all’apparato respiratorio, comporta la cosiddetta gessificazione del calcare ovvero la trasformazione del carbonato di calcio in solfato di calcio (stiamo parlando del gesso con cui nelle scuole si scrive sulla lavagna) la cui insignificante consistenza è a tutti nota.