ARCHEOCLUB D'ITALIA - SEDE DI
GELA
All’ingresso
del Museo è stata posta una lapide, a cura dei Proff. Nuccio Mulè e
Sebastiano Cucchiara, riportante il testo originale in greco, con
relativa traduzione in italiano, che si trovava sulla tomba, mai
ritrovata, di Eschilo:
A /
ESCHILO /
(Eleusi
525 – Gela 456 a.C.) /
Nel
2525° anno della nascita
AISCULON
EUFORIWNOS AQHNAION
TODE KEUQEI
/
MNHMA
KATAFQIMENON PUROFOROIO
GELAS
ALKHN
D
EUDOKIMON MARAQWNION
ALSOS AN EIPOI
/
KAI
BAQUCAITHEIS MHDOS
EPISTAMENOS
Eschilo,
figlio di Euforione, ateniese, morto a Gela produttrice di grano,
/
questo
monumento ricopre: il bosco di Maratona potrebbe raccontare /
il
suo glorioso valore e il Medo dalle lunghe chiome, che lo conosce.
Gela
dicembre 2000 -
Comune
di Gela - Rotary Club
N.B.
alcune lettere greche sono diverse dalle originali, ciò dipende dal
tipo di font che risiede nel vostro computer
Nella
seconda metà del V secolo a.C. Gela si liberò dalla tirannide di
Polizelo e si resse con governo democratico di cui non si conoscono né
gli ordinamenti politici né quelli economici.
Nel 405
a.C. l’esercito cartaginese, al comando d’Imilcone, reduce dalla
vittoria su Agrigento, espugnò e distrusse Gela. La città subì
notevoli danni nonostante l’aiuto di Dionigi di Siracusa che concluse
in seguito un patto di non belligeranza con gli stessi Cartaginesi.
Nella
seconda metà del IV secolo a.C. la signoria di Siracusa passò nelle
mani di Timoleonte, uomo politico e generale corinzio, che liberò quasi
completamente la Sicilia dalla tirannide e dallo straniero.
Il periodo
di prosperità, però, fu interrotto in seguito alle azioni di Agatocle
tiranno di Siracusa, che riprese la lotta contro i Cartaginesi.
Tempo dopo
Iceta (tiranno di Leontini e nuovo padrone di Siracusa) e Phintia
(tiranno di Agrigento) entrarono in discordia tra loro e a pagarne le
conseguenze, oltre a Iceta che fu sconfitto, furono i Geloi che nel 282
a.C. si videro incendiata e rasa al suolo la città e poi obbligati dal
vincitore Phintia, ironia del destino, a trasferirsi alla foce del fiume
Imera (l’odierno Salso), dove fu edificata la città di Phintiade,
l’attuale Licata. Quel poco che rimase di Gela, qualche anno dopo, fu
saccheggiato e completamente distrutto dai Mamertini, avventurieri
mercenari campani, forse alleati dello stesso vincitore Phintia.
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