ARCHEOCLUB D'ITALIA - SEDE DI GELA

Un vaso greco di inestimabile valore,  rubato a Gela nel 1973,

esposto in un museo tedesco

    A questa scoperta è arrivato Nuccio Mulè, cultore di patrie memorie e presidente dell’Archeoclub di Gela, mentre stava svolgendo una ricerca per individuare i vasi antichi provenienti da Gela che si trovano esposti nei musei nazionali ed esteri. La peculiarità di questa scoperta, però, consiste nel fatto che il vaso in oggetto, una pelike a figure rosse del V sec. a.C., è stata rubata alla famiglia Aldisio di Gela nel febbraio del 1973. Fino ad oggi di tale vaso si erano perdute le tracce, nonostante che in quell’anno il proprietario aveva denunziato il furto.

    Tale casuale ritrovamento, pone tutta una serie di domande; Il museo tedesco di Wurzburg che lo detiene o che lo deteneva, avendolo acquistato o avendolo fatto esporre incautamente ci fa comprendere come possa funzionare il mercato clandestino dei reperti antichi dove ai tombaroli senza scrupoli si aggiungono musei, fondazioni e privati che acquistano spudoratamente senza porsi nessun problema sulla provenienza. Purtroppo Gela è stata, e lo è ancora, la principale città d’Italia che è stata massacrata dalla sottrazione clandestina  di reperti archeologici di notevole valore; vasi protostorici, vasi greci corinzi e attici di tanti tipi, monete greche e quant’altro trafugati in diverse epoche e venduti a privati e ai maggiori musei d’Europa, reperti venuti alla luce dalle necropoli arcaiche del Borgo e della Villa Comunale, dal Cimitero, da Via Palazzi e dalle diverse contrade di Capo Soprano, da Piazza Calvario, da Montelungo, da Molino a Vento, da Bitalemi oltre che dai poderi Sola, Lauricella, La Paglia, Camarella,  Aldisio-Cartia, Di Bartolo, Maugeri, Salerno, Leopardi, Rosso-Russo, Catalano, Tascone, Romano-Lo Bartolo, Jozza, Bentivegna, Bresmes, Riccobene, Moscato, ecc.; ed ancora reperti dai resti di numerosi villaggi e fattorie d’epoca della campagna e del suburbio di Gela.

Il vaso in oggetto è una pelike attica a figure rosse databile al V sec. a.C. alta circa 43 centimetri. Negli anni Cinquanta è stata studiata e riconosciuta quale opera del “Pittore dei Niobidi” dal famoso Sir John Beazley (1885-1970), archeologo e professore all’Università di Oxford che si  dedicò allo studio della ceramica greca e che fondò l’archivio omonimo presso l’Ashmolean Museum, archivio informatizzato nel 1975 e disponibile sul web sin dal 1995.

    Il 16 dicembre del 1957 la famiglia proprietaria della pelike rubata ricevette un decreto dell’allora Sottosegretario alla Pubblica Istruzione Maria Jervolino con cui il vaso venne dichiarato “di interesse artistico e storico particolarmente importante…”. La figurazione del vaso si riferisce a due scene, sul lato a un guerriero con corazza e scudo tra due fanciulle e una colonna con capitello dorico, sul lato b due fanciulle in libagione vicino ad un altare assieme ad un uomo barbato che si appoggia ad un bastone. Sopra e sotto le scene il vaso è corredato rispettivamente di disegni di palmette oblique e di meandri intervallate da croci.

    Il vaso, prima di essere rubato, ha subito diversi interventi quali l’incollatura delle anse e la perfetta ricomposizione dopo una rottura accidentale.

    Si spera che il reperto rubato possa rientrare a Gela e, per arrivare a questo obbiettivo, si avrà cura di informare le competenti istituzioni del ritrovamento.

 

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