ARCHEOCLUB D'ITALIA - SEDE DI GELA

Foto della vergogna del Vico Santa Lucia

VICO SANTA LUCIA
OVVERO LA MINCHIATA DEL COMUNE DI GELA

La minchiata degli ottantuno tombini in 250 metri quadri in Vico Santa Lucia

Che sofferenza e che pena osservare il vico Santa Lucia, nel centro storico della città vicino Piazza calvario, com­pletamente stravolto dall’esecuzione di un progetto, pagato a fior di milioni dal Comune, che ne ha ridotto il lastricato ad una superficie aliena da qualsiasi contesto di arredo ur­bano. Forse abbiamo a che fare con il manufatto peggiore dell’opera umana, al punto tale che dovrebbe essere inserito nei libri di storia dell’arte quale esempio di “perversione architettonica”. Ironia a parte, mi chiedo, inoltre: e quelli che avrebbero dovuto controllare, quali giu­stificazioni potranno dare?

Se si passa nel dettaglio poi si cade veramente nel grottesco. Come è concepibile che in circa 250 metri quadri di superficie si siano potuti ricavare qualcosa come 81 tombini! In­credibile ma vero, il lettore si passi il piacere perverso di andarli a contare. E poi che cosa  c’entrava la realizzazione di questa specie di abbeveratoio quando in questo vicolo l’unica struttura esistente in antico era una fontanina? E’ vero che I nostri conterranei progenitori realizzarono gli abbe­veratoi, ma sempre al di fuori del centro storico, come ad esempio quelli di contrada Car­rubbazza e del Cimitero.

E’ condivisibile intanto l’azione di ironica provocazione del Sig. Carlo Varchi, il quale tempo addietro portò un quadrupede in Vico Santa Lucia per farlo abbeverare in questa specie di abbeveratoio, peraltro privo di acqua.

Ed ancora a quale dettame architettonico di arredo urbano si è rifatto il progettista an­dando a realizzare una superficie basolata a macchia di leopardo, con basoli peraltro vi­stosamente differenti per pezzatura e lavorazione e peggio ancora mal allineati e cemen­tati con materiale molto friabile che, sicuramente col tempo e con l’azione erosiva dell’acqua piovana, creerà tanti di quegli avvallamenti da rendere difficoltoso camminarci sopra. Ed ancora, che senso ha avuto andare ad impiantare sul lato sud del vico una ringhiera e persino dei blocchi cilindrici di pietra questi ultimi sbilenchi che, contrariamente all’estetica che si rispetti, danno solamente un effetto di cattivo gusto.

Quella dei basolati purtroppo è stata da sempre una iattura di tutte le amministrazioni comunali che dagli anni Sessanta in poi si sono susseguite alla guida di Gela; sono senza fine i danni causati ad una delle più importanti componenti architettoniche di una città, danni (imputabili spesso a capricci, peggio ad interessi, di assessori al ramo), che alla fine ne hanno compro­messo l’estetica e la bellezza. Che orrore constatare che del basolato antico di pietra della lava dell’Etna a Gela non sia rimasto più nulla se non qualche tratto di Via Rossini e di Via Marconi peraltro tutto squinternato e tappezzato di asfalto.

Che strana scelta progettuale poi è quella che solo a Gela si tende ad “occupare” a tutti i costi le superfici libere (nate come tali) del centro storico con l’impianto di fontane, piscine, fosse, alberi a grande chioma e quant’altro snaturandone di conseguenza il contesto originario, mi riferisco per fare qualche esempio a Piazza S. Giacomo, Piazza Umberto I, Vico S. Rocco, Piazza Vittorio Veneto, Vico Sciandrello, ecc. Che senso ha parlare ancora di centro storico quando di storico non rimane più nulla?

Mi chiedo che fine faranno di questo passo Piazza S. Agostino, il Corso, Piazza Um­berto I, inseriti nel contesto di “Una via e tre piazze”? Sarà tentato un loro recupero o essi prossimamente serviranno solamente a sperimentazioni…

Certamente non mi sembra un’idea peregrina quella di realizzare i progetti che interes­sano la collettività tenendo conto anche dei pareri di specifiche associazioni e di quelli dei comitati di quartiere. Forse il caso di Piazza Roma ha rappresentato, grazie all’intervento efficace di Crocetta, un caso di antesignana visione sul coinvolgimento della popolazione nella realizzazione delle opere pubbliche.

Non dico nulla di eccezionale nell’affermare che il cortile di Santa Lucia, le vie e le piazze di Gela non sono di proprietà degli amministratori, né degli architetti, né della gente che ci abita  ma sono di tutti.

E per quanto riguarda gli ottantuno tombini in Vico Santa Lucia? Facciamo le persone serie per cortesia.

Lettera dell'Archeoclub al Sindaco Crocetta

Lettera aperta al Sindaco del Comune di Gela

Caro Sig. Sindaco

    Non me ne volere se Ti esterno, nella qualità di presidente dell’Archeoclub d’Italia, la mia amarezza nel constatare una certa disattenzione a diverse problematiche della nostra città, non voglio farti un elenco ma permettimi di evidenziarne una sola, quella che personalmente mi sta più a cuore: la pavimentazione delle vie e dei vicoli nel cuore del nostro centro storico. Essa, a prescindere da qualsiasi giudizio, per gli amministratori di Gela, a mio modo di vedere, ha rappresentato e rappresenta una cartina di tornasole dell’impegno dimostrato nei riguardi del bene culturale, una cartina di tornasole che spesso ha virato il proprio “colore” verso quello dell’indifferenza.

    Quella dei basolati è stata da sempre una iattura di tutte le amministrazioni che dagli anni Sessanta in poi hanno preceduto la Tua; sono senza fine i danni causati ad una delle più importanti componenti architettoniche di una città (spesso, purtroppo, dovuti a capricci di amministratori) che alla fine ne hanno compromesso l’estetica e la bellezza, qualità queste di cui, lungi da me la piaggeria, mi sembri un buon epigono. Che orrore constatare che del basolato antico di Gela non sia rimasto più nulla se non qualche tratto di Via Rossini, peraltro tutto squinternato.

    Lasciamo stare la querelle di Piazza Roma, su cui a quanto sembra ci si è accontetati, anche se con diverse riserve, delle modifiche apportate al primo progetto, Ti voglio invece far presente quello che sta accadendo nei lavori iniziati ed in via di definizione in Vico Santa Lucia dove Tu, sono sicuro, non sei ancora stato e quindi non hai visto il risultato che a mio modo di vedere, e non solo mio, rappresenta forse un omaggio alla bruttezza! Sembra di vedere un basolato(?) di una casale o al massimo di un pubblico giardino. E non quello del centro storico di una città. A quanto sembra qualche intervento risulta eseguito con tecniche e scelte operative disomogenee in particolare nella parte centrale dell’area della superficie, tant’è che essa alla fine non avrà nulla a che vedere con l’originario contesto. Inoltre, alcuni basoli risultano vistosamente differenti per pezzature e lavorazione delle superfici e la loro futura stabilità risulta compromessa per un inidoneo allineamento dei singoli pezzi e per l’utilizzo di un cementante molto friabile rispetto alla stabilità dei blocchi allineati. Col risultato che con l’azione erosiva dell’acqua piovana e con il calpestio, a lungo andare, si formeranno tanti di quegli avvallamenti che con molta probabilità si dovrà stare molto attenti a camminare per non cadere, in particolare penso alle donne anziane. Non dico niente invece su quello che sarà realizzato in più oltre alla pavimentazione sulla superficie del vicolo, perché fino ad oggi non sono riuscito a vedere il progetto.

    Che strana scelta progettuale poi è quella degli architetti che solo a Gela tendono ad “occupare” a tutti i costi le superfici libere (nate come tali) del centro storico con l’impianto di fontane, piscine, alberi a grande chioma e quant’altro snaturandone di conseguenza il contesto originario, mi riferisco per fare qualche esempio a Piazza S. Giacomo, Piazza Umberto I, Vico S. Rocco, Piazza Vittorio Veneto, Vico Sciandrello, ecc. Eppoi perché intestardirsi ancora sull’impianto di alberi sui marciapiedi stretti del lato sud del Corso quando essi rappresentano un impedimento fisico alla normale circolazione della gente?Che senso ha, infine, parlare ancora di centro storico quando di storico non rimane nulla?

    Mi chiedo che fine faranno di questo passo Piazza S. Agostino, il Corso, Piazza Umberto I? Sarà tentato un loro recupero o essi prossimamente serviranno solamente a sperimentazioni…

    Ho molta fiducia nella Tuo equilibrio di giudizio, e, pertanto, sono fiducioso in un Tuo intervento che non sia limitato solamente al vicolo in oggetto ma, a questo punto, anche a tutta la progettazione di “Una via e tre piazze”. Certamente non mi sembra un’idea peregrina quella scelta da diversi esponenti della maggioranza di centro-sinistra, Prodi in testa, di realizzare i progetti che interessano la collettività tenendo conto anche dei pareri di specifiche associazioni e, aggiungo io, dei comitati di quartiere (forse il caso di Piazza Roma ha rappresentato, grazie al Tuo efficace intervento, un caso di antesignana visione sul coinvolgimento della popolazione nella realizzazione delle opere pubbliche).

    Non dico nulla di eccezionale nell’affermare che il cortile di Santa Lucia, le vie e le piazze di Gela non sono di proprietà degli amministratori, né degli architetti, né della gente che ci abita  ma sono di tutti.

    Ti ringrazio per la cortese attenzione.

    Gela 19 maggio 20

                                                                                                                       Nuccio Mulè

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