OPERAZIONE ANDROMEDA

 

lato A                                                                                      lato B

Cratere laconico del VII sec. a.C. proveniente da Gela

 

TRA I REPERTI SEQUESTRATI RECENTEMENTE IN SVIZZERA UN RA-RO ED IMPORTANTE CRATERE PROVENIENTE DA GELA INDIVIDUATO DALLA SEDE LOCALE DELL’ARCHEOCLUB D’ITALIA

Poteva essere che nell’ultimo sequestro di materiale archeologico, avvenuto in Svizzera lo scorso 15 giugno, non fosse presente un reperto proveniente da Gela? Era scontato che ci doveva essere dal momento che la nostra città è stata (e lo è tuttora) una delle maggiori sedi archeologiche in Italia ad aver subito una colossale rapina di reperti archeologici che sono sparsi in tutto il mondo tra collezioni museali e private.
L’indicazione precisa di Giuseppe Brugioni, cultore e attento studioso gelese di ceramica greca, ha portato lo scrivente ad interessarsi di tale ritrovamento che è stato effettuato dal Reparto Operativo del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio di Roma con l’operazione “Andromeda” e dato alla stampa nazio-nale qualche giorno fa con l’esposizione dei reperti sequestrati all’interno del Colosseo.
E così lo scrivente, grazie al contatto con i Carabinieri del Reparto Territoriale di Gela e con i Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale di Pa-lermo e Roma, nonché con la Dott.ssa Rosanna Friggeri della Soprintenden-za Archeologica di Roma, è riuscito a far fare una comparazione tra una foto del vaso di una pubblicazione specialistica del Prof. M.C. Stibbe, che riporta-va notizie del cratere in oggetto proveniente da Gela, e quella scattata tra i reperti sequestrati in Svizzera. Quindi, grazie alla certificazione dei Carabinie-ri del Comando Tutela Patrimonio Culturale di Roma, si è avuta piena certez-za sulla provenienza gelese del cratere.
Ma vediamo di che cosa si tratta, riferendomi a quanto riportato nella lettera-tura specialistica; il vaso è un rarissimo ed importantissimo cratere laconico arcaico a volute del VII sec. a.C. attribuito al “Pittore della Caccia”; le dimen-sioni sono riferibili ad un’altezza di 47 cm e ad un diametro del corpo di 41 cm. La decorazione e la figurazione che si trovano sul corpo e sul collo del cratere sono complesse, ma comunque si riferiscono a figure di sfingi, uccelli e animali predatori con le loro vittime, a parte una danza di comasti (danzato-ri) sul collo del lato B. Sulle due volute dei manici sono raffigurate delle teste di gorgone.
Nei vari articoli riportati dai quotidiani nazionali sul ritrovamento dell’operazione “Andromeda” si fa specifico riferimento a questo cratere e ciò dimostra la fondatezza della notevole importanza di tale vaso.
A questo punto come Archeoclub d’Italia ci rivolgiamo al Sig. Sindaco, alla Presidenza della Provincia, alla Soprintendenza Archeologica di Caltanissetta e alla Direzione del Museo Archeologico di Gela affichè tutti si prodighino, per le rispettive competenze, a contribuire al rientro del cratere a Gela dove sicu-ramente troverà la legittima e definitiva collocazione. I beni recuperati, oltre a rappresentare, ognuno per le proprie caratteristiche, pregevolissime espres-sioni storico-artistiche, assumono particolare valenza per le future generazio-ni quali testimonianza del proprio passato e dell’identità culturale della propria città.

 

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Quest’oggi presentiamo, nel prestigioso e spettacolare scenario della piattaforma dell’arena del Colosseo, trecentotrentasette eccezionali reperti archeologici, provenienti da Lazio, Puglia, Sardegna e Magna Grecia, di epoca compresa tra VIII secolo a.C. e IV se-colo d.C., che i Carabinieri del Reparto Operativo Tutela Patrimonio Culturale hanno rim-patriato da Ginevra (Svizzera), il 25 giugno 2010.

Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale
Reparto Operativo
COMUNICATO STAMPA
OPERAZIONE “ANDROMEDA”
ARCHEOLOGIA: I CARABINIERI DEL COMANDO T.P.C. HANNO
RECUPERATO IN SVIZZERA OLTRE 300 STRAORDINARI
REPERTI ARCHEOLOGICI
Quest’oggi presentiamo, nel prestigioso e spettacolare scenario della piattaforma dell’arena del
Colosseo, trecentotrentasette eccezionali reperti archeologici, provenienti da Lazio, Puglia,
Sardegna e Magna Grecia, di epoca compresa tra VIII secolo a.C. e IV secolo d.C., che i
Carabinieri del Reparto Operativo Tutela Patrimonio Culturale hanno rimpatriato da Gine-vra (Svizzera), il 25 giugno 2010.
Tra i beni spiccano moltissimi oggetti di grandi dimensioni e alcuni rarissimi ed unici nel lo-ro genere: loutrophoros, statue in marmo raffiguranti la dea Venere, crateri a volute apuli e attici, crateri a mascherone canosini, kylix calcidiche, oggetti in bronzo (tra cui padelle, hydriae, statuette ed un tripode), ferri chirurgici, affreschi pompeiani, una navicella e due guerrieri nuragici, il cui valore sul mercato illecito è determinato sulla base della loro gran-dezza in centimetri (circa diecimila euro a centimetro). Il valore patrimoniale complessivo delle opere supera i quindici milioni di euro. I reperti sono stati sequestrati dalle autorità svizzere, nel corso di indagini iniziate nel 2008 dalla sezione archeologia del Reparto Ope-rativo, su rogatoria internazionale emessa dalla Procura della Repubblica di Roma. L’importante recupero è un nuovo successo nell’azione di contrasto che il Comando TPC svolge da anni per arginare il traffico di reperti archeologici scavati illegalmente in com-prensori italiani. L’indagine, denominata convenzionalmente “Andromeda”, prende spunto dagli approfondimenti del caso Medici. In particolare, i Carabinieri individuarono un noto commerciante londinese, Robin Symes, che tra gli anni ’70 ed ’80 era diventato il punto di riferimento di tantissimi ricettatori del settore. Basti pensare, a titolo di esempio, che è sta-to lui il curatore della vendita della Venere di Morgantina al Getty Museum di Malibù, opera che rientrerà in Italia nel gennaio 2011. La sua carriera, per lungo tempo in continua asce-sa, si fermò allorquando, presso una lussuosa villa alle porte di Orvieto, il suo socio e compagno perse la vita in un incidente. L’impero costruito dal Symes vacillò poiché coin-volto, in Inghilterra, anche in vicende giudiziarie civilistiche, intentate dagli eredi del convi-vente. Le attività hanno portato a ritenere che il dealer per cercare di salvare la sua libertà personale e patrimoniale, trasferì i suoi interessi commerciali in Svizzera. Qui, la collabo-razione con la Magistratura elvetica e con le Polizie cantonali di Ginevra e Basilea ha per-messo di scoprire società di comodo, con sedi anche in paradisi fiscali come il Liechten-stein, create per sfuggire ai controlli. Il proseguimento dell’inchiesta, coordinata dalla Pro-cura della Repubblica di Roma, ha consentito, nel 2008, di emettere ulteriori richieste in-ternazionali di indagini. L’interpolazione dei dati così acquisiti ha portato all’identificazione di un amministratore di società, abitante a Basilea, dedito alla gestione di un vero e proprio traffico di reperti in nome e per conto dei suoi facoltosi clienti tra cui il predetto Symes. All’atto della perquisizione i Carabinieri del TPC non hanno trovato uno studio da commer-cialista, ma una sontuosa villa in una zona residenziale. Le perplessità iniziali sono state presto fugate quando sono stati trovati nel cuore della stessa, all’interno di una stanza blindata, centinaia di faldoni di documentazione. Le certosine ricerche compiute e l’analisi dei dati hanno permesso di individuare, tra la copiosa documentazione, un enorme mole di notizie riguardanti reperti archeologici proveniente dall’Italia. Lo studio di questo carteggio ha inoltre consentito di scoprire che come centro di smistamento era sempre utilizzato il porto franco di Ginevra. A seguito di ulteriori rogatorie, nel mese di dicembre 2008, sono stati perquisiti nove locali, adibiti a magazzini nel predetto porto franco, riconducibili a un importante mercante giapponese, ove sono stati rinvenuti circa 20.000 beni d’arte, prove-nienti da ogni parte del mondo, molti dei quali di chiara provenienza da aree archeologiche italiane. Durante tutto l’anno 2009, sono proseguite, in Svizzera, le attività di catalogazione e contestualizzazione degli oggetti. Sulla base quindi delle evidenze investigative e dei ri-scontri scientifici dei consulenti tecnici è stata comprovata, inconfutabilmente, la prove-nienza dei reperti da scavi clandestini in Italia. Così, il dealer nipponico, pur avendo atte-stato di aver acquistato i beni sequestrati sul libero mercato, a dimostrazione tangibile del-la sua buona fede e della volontà di collaborare con le autorità italiane ha presentato atto di rinuncia dei reperti. Tutti i capolavori hanno fatto definitivo rientro sul suolo italiano, da dove erano stati ingiustamente trasferiti, tanti anni prima, da disonesti criminali senza scru-poli che, per bieco arricchimento personale, attentarono allo spirito d’identità culturale del-la Nazione.
I beni recuperati, oltre a rappresentare, ognuno per proprie caratteristiche, pregevolissime
espressioni storico-artistiche, assumono particolare valenza per le future generazioni quali
testimonianza della del proprio passato e dell’identità culturale della Nazione.
Roma, 16 luglio 2010.
Ufficio: Reparto Operativo del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale
Sezione Archeologia. Tel. 06/585631 – 06/58563255.


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OPERAZIONE ANDROMEDA

Torna in Italia un tesoro di reperti pronti per il mercato illegale Recuperate

ROMA - Andromeda, col suo mito, brilla sotto il sole che invade la cavea del Colosseo. La kylix preziosissima che è istoriata con la sua storia paradigmatica della bellezza oltraggiata è al centro dell’eccezionale mostra di reperti archeologici recuperati dai carabinieri del Nucleo Tutela Culturale guidati dal generale Francesco Nistri .Trecentotrentasette opere di altissimo valore riportate in Italia dalla Svizzera, dove erano custodite negli hangar del Porto franco di Ginevra dal signor Norioshi Oriuchi, un commerciante giapponese già entrato in passato nelle vicende dei traffici internazionali di opere d’arte e grande collettore di antichità archeologiche a suo tempo per il museo Miho di Shigaraki, il gioiello costruito da Ming Pei e per il cui allestimento sono stati spesi 750 milioni di dollari. Un recupero e un’indagine che puntano ora a Oriente.

DUE ANNI DI INDAGINI - Operazione Andromeda, due anni di intense attività che prendono le mosse ancora una volta dalla rete Medici e Symes, la scoperta di un impressionante archivio di faldoni e di documentazione in una villa di Basilea in Svizzera detenuti in una stanza blindata, la restituzione all’Italia delle 337 opere di sicura provenienza clandestina concordata alla fine col commerciante giapponese. Lui e la sua spalla, il signor S. Bodishops di Basilea, sono deferiti all’autorità giudiziaria per ricettazione. L’attività coordinata dal Procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dal Pm Francesco Ciardi è ancora in corso. Nel porto franco di Ginevra il materiale recuperato giaceva insieme ad altre ventomila opere d’arte di varia provenienza. I capolavori ritrovati provengono da scavi clandestini di Lazio, Puglia, Sicilia e Sardegna. Vanno dall’VIII secolo – un bellissimo vaso grigio proto-laziale – all’età imperiale.

CANDELABRI ETRUSCHI - Crateri canosini e apuli, bronzetti nuragici come un bellissimo arciere o una navicella ferri chirurgici, una serie di affreschi (otto) strappati all’area pompeiana, kylix attiche di grandi artisti noti come il pittore di Baltimora, il pittore di Dario, Brigos e il pittore di Pentesilea. E ancora un cratere “laconico” già pubblicato e oggetto di studi negli anni ’90 proveniente dalla Sicilia, candelabri etruschi. L’indagine ha preso le mosse dai movimenti di Robin Symes, il brasseur d’affari artistici londinese già entrato nel processo Getty a Marion True. Lui il curatore della vendita della Venere di Morgantina al Getty Museum di Malibu, opera che rientrerà nel gennaio prossimo dalla California. E’ dai suoi contatti che si è risaliti a questa nuova rete che fa capo al signor Oriuchi e che ha consentito l’eccezionale recupero delle 337 opere d’arte, che ora come è stato ricordato dal sovrintendente archeologico di Roma Giuseppe Proietti e dal sottosegretario ai beni culturali Francesco Giro torneranno nei luoghi di origine per arricchire le nostre raccolte museali.

 ANTICHITA' E INTERCETTAZIONI - «Uno dei più importanti recuperi, sono opere di qualità unusuale» ha ricordato oggi Proietti, prima di avviare una serie di precisazioni polemiche. A raffica infatti sono state esposte, nel corso della presentazione delle opere recuperate, alcune note dolenti del panorama dentro il quale avvengono questi faticosi recuperi. Proietti ha infatti chiesto al governo di mobilitarsi contro un progetto di legge sulla «titolarità del bene di antichità all’atto della scoperta», una legge di revisione della misure del 1909 proposta da un gruppo di parlamentari del Pdl guidati da Gioacchino Alfano. Francesco Giro che subito gli ha garantito appoggio da parte del governo ha speso poi parole dure contro il degrado delle antichità a Roma, citando il caso Villa Borghese ma anche del Verano e annunciando un intervento del Comune. Il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo da parte sua ha ricordato che operazioni come questa di Andromeda sono possibili grazie alle intercettazioni, un’attività che polemicamente ha definito “essenziale”.

Paolo Brogi

16 luglio 2010

 

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Il Giornale


Le ceramiche attiche sono di Vulci e Cerveteri, vengono dal territorio di Pompei i dischi di mar-mo decorati, dall’Etruria due enormi ziri e il grande vaso nero del settimo secolo a. C. Sici-liano è il cratere laconico pubblicato da Stibbert, sardi i bronzetti tanto ambiti dai collezionisti, dalla Lucania vengono i cerchietti d’oro. E poi statue di marmo di Venere, crateri a volute apuli e attici, candelabri etruschi, crateri a maschero-ne canosini. E ferri chirurgici, affreschi pompeia-ni, rari vasi rosa pugliesi, uno splendido conteni-tore di vino in argento, ceramiche figurate. Sono 337 i reperti archeologici, originari di Lazio, Pu-glia, Sardegna e Magna Grecia, di epoca com-presa fra l’ottavo secolo a.C. e il quarto d.C., va-lore superiore a 15 milioni di euro, rientrati in Italia dalla Svizzera il 25 giugno e presentati nella cornice unica e ineguagliabile dell’arena e delle arcate del Colosseo. Frutto di un’operazione dei carabinieri della tutela del pa-trimonio in collaborazione con la magistratura elvetica e le polizie di Ginevra e Basilea. «Una vittoria che nasconde molti pericoli - fa notare il procuratore aggiunto di Roma Giancarlo Capaldo - I beni culturali hanno bisogno di una maggiore tutela normativa». «L'operazione Andromeda prende le mosse dagli anni ’90» precisa il gene-rale Giovanni Nistri. Tutto è partito da un appro-fondimento d’indagini, coordinate dalla procura di Roma, sul trafficante Giacomo Medici e su Ro-bin Symes, tra gli anni ’70 e ’80 punto di riferi-mento dei ricettatori. «Abbiamo trovato una pi-sta che portava a un giapponese, nel 2008 ab-biamo scoperto dei magazzini», racconta Raffae-le Mancino, capo del nucleo operativo. Il giappo-nese, in affari con Symes, aveva otto magazzini a Ginevra contenenti 20mila beni di tutto il mondo. In uno erano conservati tutti i pezzi rientrati in Italia, di cui è stata provata la prove-nienza clandestina. A Basilea c’era la documen-tazione. «Uno dei più importanti recuperi mai ef-fettuati per la qualità delle opere che provengo-no dai contesti storicizzati del centro e del sud a cui speriamo di poterli restituire», sottolinea il soprintendente Giuseppe Proietti, che lancia un appello affinché non venga riformata la legge che codifica la natura pubblica del bene antichi-tà. «Una proposta di legge e non del governo», precisa il sottosegretario Giro, ribadendo l’importanza della titolarità pubblica dei beni.
 

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